Dopo una settimana di studio matto e disperatissimo mi riapproprio di Facebook per un po' di sano e meritato cazzeggio. Sto pigramente facendo scorrere le notizie della home page quando, improvvisamente, trauma dei traumi, leggo che la fashion blogger nostrana Chiara Ferragni ha pubblicato un libro. La Ferragni. Un libro. Ad un primo momento di spaesamento in cui tento di trovare una connessione logica tra le due parole senza riuscirci, segue una sola e unica grande domanda: perché?
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| Chiara Ferragni con il suo libro, "The Blonde Salad", che verrà presentato questa sera alle 18.30 alla Mondadori di Piazza Duomo |
Premetto di non nutrire grande simpatia nei
confronti di questo universo online che tanto spopola ultimamente, ma ho
sempre cercato di tollerare l’invasione di questi improvvisati guru
della moda in nome della tanto, troppo, spesso citata “libertà
d’espressione”.
Però a tutto c’è un limite.
(Mal) Sopporto bloggers che si autoproclamano – e non senza presunzione –
influencer, tuttologi in qualsiasi materia, celebrità meritevoli di
attenzione mediatica. Bloggers che se la sentono Kate Moss scattandosi
centinaia di fotografie con l’iPhone, designers per aver creato una
linea di scarpe già viste e riviste su qualsiasi mercato, star postando
in continuazione la loro esistenza sui social networks. Bloggers che
vantano nugoli di fan adoranti (veri o presunti, chi lo sa, non entro
nel merito) pronti a difenderli incondizionatamente a spada tratta in
occasione di linciaggi virtuali (“sei solo invidiosa” e “ma fatti una
vita invece che stare qui a criticare” sono tra le mie frasi preferite.
:D), ai quali però non dedicano quasi mai tempo, pensando che tutto sia
dovuto, senza tener conto che è solo e grazie ad essi se il castello di
carte in cui vivono è ancora in piedi. Bloggers che veicolano il
messaggio che studiare è superfluo, che quattro parole in inglese
sgrammaticato abbinate a vestiti non sempre proponibili, una posa
sbilenca e una magrezza eccessiva possono darti la fama, un successo
facile e immediato che non richiede sforzi, se non quello di premere il
pulsante di scatto.
Ora, però, scrivere addirittura un libro mi sembra un tantino esagerato.
Come se non ne avessimo già abbastanza.
Che poi, oddio, “libro”.
Rilegare centinaia di pagine non fa automaticamente guadagnare al nostro scritto un tale titolo. Ma questo è un discorso che va ben oltre la Ferragni, comprensivo di cani e porci che pubblicano presso case editrici solo perché hanno un nome noto e sanno attirare pubblico, poco importa poi se non sono capaci di scrivere e rendono avvilita gente sinceramente dotata ma priva di mezzi che si è vista respingere decine di bozze.
Come se non ne avessimo già abbastanza.
Che poi, oddio, “libro”.
Rilegare centinaia di pagine non fa automaticamente guadagnare al nostro scritto un tale titolo. Ma questo è un discorso che va ben oltre la Ferragni, comprensivo di cani e porci che pubblicano presso case editrici solo perché hanno un nome noto e sanno attirare pubblico, poco importa poi se non sono capaci di scrivere e rendono avvilita gente sinceramente dotata ma priva di mezzi che si è vista respingere decine di bozze.
Ciò non toglie che continuo a non capire il bisogno della Chiara
nazionale di ribadire ulteriormente quello che è ormai trito e ritrito
con immagini che la ritraggono in tutti i modi, in tutti i luoghi, in
tutti i laghi.
E, sinceramente, continuo a non capire nemmeno in cosa consista il suo lavoro. Modella? Stilista? Mannequin? Designer? Globetrotter? Socialite? Chi lo sa. Ma soprattutto, con quali meriti svolge il proprio lavoro, qualunque esso sia? Quello di vestirsi bene e in modo originale utilizzando capi accessibili e portabili da tutti direi proprio di no. Quello di creare collezioni innovative e di ottimo gusto? Anche qui ho qualche dubbio (basti vedere l’ultima collezione di gioielli, con gli anelli “Vaffanculo”…). Quello di dare largo spazio alle campagne umanitarie che la vedono coinvolta come testimonial? Quello di offrire interessanti reportage sui luoghi che visita in giro per il mondo, lei che ha la possibilità di viaggiare, invece di bombardare il web con fotografie che la ritraggono ovunque senza mai far vedere nulla al di fuori di se stessa? Sono misteri. L’unica cosa che le va riconosciuta è quella di essere stata la pioniera del fashion blogging nel nostro paese, di aver creato qualcosa di nuovo a cui non eravamo abituati, lanciando l’amo ad una serie di persone che si sono sentite in dovere di mettersi in gioco sulla scia di un tale successo improvviso, con la speranza che tale botta di fortuna potesse capitare anche a loro. E le riconosco anche il merito di aver saputo cogliere l’occasione offertale dalla vita di vivere di tutto e di nulla, avvalendosi di una buona dose di furbizia che le ha consentito di capire come muoversi agilmente in un mondo privo di meritocrazia, dove a prevalere è l’ideale per cui la fatica non ripaga.
E, sinceramente, continuo a non capire nemmeno in cosa consista il suo lavoro. Modella? Stilista? Mannequin? Designer? Globetrotter? Socialite? Chi lo sa. Ma soprattutto, con quali meriti svolge il proprio lavoro, qualunque esso sia? Quello di vestirsi bene e in modo originale utilizzando capi accessibili e portabili da tutti direi proprio di no. Quello di creare collezioni innovative e di ottimo gusto? Anche qui ho qualche dubbio (basti vedere l’ultima collezione di gioielli, con gli anelli “Vaffanculo”…). Quello di dare largo spazio alle campagne umanitarie che la vedono coinvolta come testimonial? Quello di offrire interessanti reportage sui luoghi che visita in giro per il mondo, lei che ha la possibilità di viaggiare, invece di bombardare il web con fotografie che la ritraggono ovunque senza mai far vedere nulla al di fuori di se stessa? Sono misteri. L’unica cosa che le va riconosciuta è quella di essere stata la pioniera del fashion blogging nel nostro paese, di aver creato qualcosa di nuovo a cui non eravamo abituati, lanciando l’amo ad una serie di persone che si sono sentite in dovere di mettersi in gioco sulla scia di un tale successo improvviso, con la speranza che tale botta di fortuna potesse capitare anche a loro. E le riconosco anche il merito di aver saputo cogliere l’occasione offertale dalla vita di vivere di tutto e di nulla, avvalendosi di una buona dose di furbizia che le ha consentito di capire come muoversi agilmente in un mondo privo di meritocrazia, dove a prevalere è l’ideale per cui la fatica non ripaga.
Ho preso la Ferragni come esempio, mossa alla
polemica da questa notizia del libro in uscita (avrei anche potuto fare un sermone sul libro di
enorme levatura sociologica di Barbara d’Urso che ci guida alla
scoperta dei linguaggi del corpo, per dire), di quell'universo che lei e centinaia di altre persone rappresentano,
bloggers o non bloggers, popolato, tra i tanti, da alcuni fenomeni da baraccone in grado di suscitare molte più domande di Chiara. Personalmente sono nemmeno
contraria per partito preso al mondo virtuale di queste persone che
utilizzano la loro immagine per promuovere qualcosa o per scrivere un
diario pubblico… Purché si tratti di qualcosa fatto di semplicità e idee
innovative, senza presunzione, con l’umiltà di saper esser grati a chi
ha permesso di ottenere risultati.
Voi cosa ne pensate?
Voi cosa ne pensate?
S.

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