Quest’anno, per il terzo anno
consecutivo, vediamo un giovane esibirsi per portare a livello internazionale
la canzone melodica italiana. Ragazzo di 24 anni, lanciato dalla terza edizione
di X Factor, ha presto subito “l’etichetta talent” fino alla partecipazione a
Sanremo, e purtroppo anche oltre.
Si sa, in Italia i ragazzi non
hanno troppe opportunità di emergere in qualsiasi ambito, figuriamoci in quello
musicale. È finita l’epoca in cui un giovane talentuoso cantava in un piano bar
e veniva adocchiato da un cantautore, da un produttore... E pensare che è così
che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare grandi interpreti e cantanti, al
pari di Mia Martini o Anna Oxa.
Ma torniamo all’Eurovision 2013, a sabato 18 maggio:
l’Italia si è esibita come 23esimo paese; mi ha fatto piacere vedere come quasi
tutte le nazioni abbiano riposto fiducia nei giovani di casa, e chi non l’ha
fatto non è stato premiato a dovere, basti pensare al caso di Bonnie Tyler, schierata dalla Gran Bretagna,
la cui performance è stata sicuramente lontana dai livelli della tanto amata
“Total eclipse of the heart”. Anche i Paesi Bassi con Anouk, famosa in Italia
per la sua interpretazione di “Nobody’s wife”, è riuscita a stendo a
posizionarsi tra le prime 10 posizioni, proponendo “Birds”, una canzone dal
testo forse un po’ troppo malinconico per il clima di festa instaurato dalle
altre nazioni.
E quando si parla di clima di
festa, non si può non citare la nostra vicina di casa e di cultura: la Grecia,
che ci ha presentato “Alcohol is free” cantata da Koza Mostra feat. Agathon
Iakovidis. Il ritornello travolgente e
l’originalità del gruppo hanno contribuito a premiare la nazione. Del resto si sa, all’ Eurovision poche volte, almeno negli ultimi anni, si è assistito a virtuosismi vocali, grandi estensioni, perché ciò che colpisce il pubblico è la creatività data da costumi, scenografie, ricchezza di espressione, a conferma del fatto che il canto non solo si ascolta, ma si guarda. A questo proposito vorrei ricordare il vestito della cantate Aliona Moon, rappresentate della Moldavia, lungo quasi
Inviterei chi ancora sostiene che “queste trovate costumistiche siano solo strategie usate da chi non ha voce”, che questa legge ha decretato successi non solo all’ estero ma anche in Italia; tra i numerosi esempi che potrei fare, mi limito a citare forse il più grande: Renato Zero.
Concludiamo commentando l’esibizione dell’Italia di Mengoni, elegante ed essenziale, come il titolo della canzone presentata. Può sembrare quasi scontato dire che un grande palco come quello di Malmo, in Svezia, versi una grande dose di adrenalina, arma a doppio taglio che, se usata con poca consapevolezza, può mettere in difficoltà. Marco ha saputo sfruttare l’energia della musica soprattutto nella seconda parte della canzone, quando finalmente è riuscito a staccarsi dall’asta del microfono, lasciarsi andare nel modo a lui più congeniale, fino a regalarci un finale con qualche modifica rispetto alla versione presentata a Sanremo, sia di fraseggio che ti testo, tagliando l’ultima parte del ritornello. Bravo Marco!
Complessivamente l’Eurovision, anche quest’anno, si è confermato come l’evento musicale che ha riunito, almeno nella musica, le difficili vicissitudini europee. Una piccola parentesi di gioia che spero possa rappresentare un punto di partenza positivo, come positivo è stato lo slogan di quest’anno “WE ARE ONE”.
Laura
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