mercoledì 22 maggio 2013

Eurovision - #WEAREONE

Si è appena concluso l’Eurovision che ha visto l’italiano Marco Mengoni posizionarsi al settimo posto. L’Italia era tornata alla gara canora solo nel 2010, dopo ben 14 anni di digiuno.

Quest’anno, per il terzo anno consecutivo, vediamo un giovane esibirsi per portare a livello internazionale la canzone melodica italiana. Ragazzo di 24 anni, lanciato dalla terza edizione di X Factor, ha presto subito “l’etichetta talent” fino alla partecipazione a Sanremo, e purtroppo anche oltre.

Si sa, in Italia i ragazzi non hanno troppe opportunità di emergere in qualsiasi ambito, figuriamoci in quello musicale. È finita l’epoca in cui un giovane talentuoso cantava in un piano bar e veniva adocchiato da un cantautore, da un produttore... E pensare che è così che abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare grandi interpreti e cantanti, al pari di Mia Martini o Anna Oxa.

Ma torniamo all’Eurovision 2013, a sabato 18 maggio: l’Italia si è esibita come 23esimo paese; mi ha fatto piacere vedere come quasi tutte le nazioni abbiano riposto fiducia nei giovani di casa, e chi non l’ha fatto non è stato premiato a dovere, basti pensare al caso di  Bonnie Tyler, schierata dalla Gran Bretagna, la cui performance è stata sicuramente lontana dai livelli della tanto amata “Total eclipse of the heart”. Anche i Paesi Bassi con Anouk, famosa in Italia per la sua interpretazione di “Nobody’s wife”, è riuscita a stendo a posizionarsi tra le prime 10 posizioni, proponendo “Birds”, una canzone dal testo forse un po’ troppo malinconico per il clima di festa instaurato dalle altre nazioni.
E quando si parla di clima di festa, non si può non citare la nostra vicina di casa e di cultura: la Grecia, che ci ha presentato “Alcohol is free” cantata da Koza Mostra feat. Agathon Iakovidis.  Il ritornello travolgente e l’originalità del gruppo hanno contribuito a premiare la nazione.

Del resto si sa, all’ Eurovision poche volte, almeno negli ultimi anni, si è assistito a virtuosismi vocali, grandi estensioni, perché ciò che colpisce il pubblico è la creatività data da costumi, scenografie, ricchezza di espressione,  a conferma del fatto che il canto non solo si ascolta, ma si guarda. A questo proposito vorrei ricordare il vestito della cantate Aliona Moon, rappresentate della Moldavia, lungo quasi 4 metri, o le parole di “Tomorrow” che scorrevano dietro al tenerissimo Gianluca, portato all’Eurovision da Malta, e che ha acquisito ben 12 punti dal pubblico italiano.
Inviterei chi ancora sostiene che  “queste trovate costumistiche siano solo strategie usate da chi non ha voce”, che questa legge ha decretato successi non solo all’ estero ma anche in Italia; tra i numerosi esempi che potrei fare, mi limito a citare forse il più grande: Renato Zero.

Concludiamo commentando l’esibizione dell’Italia di Mengoni, elegante ed essenziale, come il titolo della canzone presentata. Può sembrare quasi scontato dire che un grande palco come quello di Malmo, in Svezia, versi una grande dose di adrenalina, arma a doppio taglio che, se usata con poca consapevolezza, può mettere in difficoltà. Marco ha saputo sfruttare l’energia della musica soprattutto nella seconda parte della canzone, quando finalmente è riuscito a staccarsi dall’asta del microfono, lasciarsi andare nel modo a lui più congeniale,  fino a regalarci un finale con qualche modifica rispetto alla versione presentata a Sanremo, sia di fraseggio che ti testo, tagliando l’ultima parte del ritornello. Bravo Marco!



Complessivamente l’Eurovision, anche quest’anno, si è confermato come l’evento musicale che ha riunito, almeno nella musica, le difficili vicissitudini europee. Una piccola parentesi di gioia che spero possa rappresentare un punto di partenza positivo, come positivo è stato lo slogan di quest’anno “WE ARE ONE”.

Laura


Nessun commento:

Posta un commento