mercoledì 29 maggio 2013

"I am not what I am" - Twelfth Night e The Taming of the Shrew by PROPELLER

Ho un nuovo amore teatrale. L’ennesimo. Questa volta si chiama, o meglio, si chiamano, Propeller. Una fantastica all-male company britannica che nelle scorse due settimane ha fatto incetta di applausi al Piccolo Teatro di Milano, dove, sovra titolata, si è esibita portando in scena due tra le più – a mio parere – brillanti commedie shakespeariane: TheTaming of the Shrew (La bisbetica domata) e Twelfth Night (La dodicesima notte).


La locandina

Premetto che vedere Shakespeare messo in scena da una compagnia di soli uomini fosse uno dei miei sogni nemmeno poi così tanto reconditi e che forse per questo motivo potrei non essere del tutto imparziale nel fornire un giudizio in merito ai due spettacoli, ma non credo di esagerare dicendo di non aver mai visto coniugare così bene un rigoroso approccio al testo ad un’estetica contemporanea.

Forti di scelte drammaturgiche che s’inscrivono nella più antica tradizione teatrale grazie al ritmo serrato, ai giochi di equivoci, travestimenti e amori sbagliati come solo il bardo di Stratford-upon-Avon sa fare, i Propeller trovano nelle regie di Edward Hall (figlio del più ben noto Peter, fondatore della Royal Shakespeare Company) la loro dimensione ideale. Poliedrici, in grado di giocare con la voce sull’onda di eccellenti prove polifoniche e suonare i più svariati strumenti musicali, si esibiscono sulla scia di citazioni contemporanee senza mai allontanarsi dall’essenza del testo, presentando uno Shakespeare leggero, incredibilmente chiaro, dimostrando che la differenza linguistica non è uno scoglio insormontabile per la comprensione di uno spettacolo.


L’attenzione dello spettatore è tenuta alta da numerosi espedienti: rottura iniziale della quarta parete, con gli attori che girano tra il pubblico con fare curioso prima ancora che lo spettacolo sia iniziato; frequenti e deliziosi siparietti musicali che si protraggono oltre il palcoscenico, nel foyer del teatro (divertentissima la performance durante l’intervallo di The Taming of the Shrew, in cui, in abiti di scena, si sono esibiti in una personalissima versione di Stand by me con il nobile fine di una raccolta fondi per la lotta al cancro); costumi coloratissimi e vivaci... La scenografia stessa lascia spazio alla fantasia dell’attore e del pubblico di sbizzarrirsi, attraverso “armadi” mobili che fungono all’occorrenza da portoni di casa, da passaggio sulla scena tra interno ed esterno, attraverso cassettiere che diventano praticabili da sfruttare per giocare su più livelli di altezze.


Se dovessi esprimere un giudizio personale, tra i due spettacoli credo di aver trovato più interessante Twelfth Night. Vuoi per via nelle numerose trovate registiche, per l’esaltazione del gioco di travestimenti, che qui tocca tre livelli (un attore di sesso maschile che interpreta un personaggio femminile come Viola che a sua volta, nell’opera, si traveste fingendosi uomo), vuoi perché La bisbetica – testo, tra l’altro, a cui sono molto legata – ha quel suo finale amaro che non fa molto felici noi donne.

Superlativo Ben Allen nel ruolo di un’Olivia che a mio parere una donna non sarebbe mai riuscita a rendere con così tanta grazia e innocenza senza scadere nella civetteria. Un po’ meno convincente l’ossigenato - per esigenze di copione - Joseph Chance nei panni di Viola, in lieve difficoltà nel mantenere equilibrio tra la parte maschile e femminile, facendo molto spesso predominare la prima anche quando era richiesta la seconda. Meravigliosamente bravi tutti, che hanno dimostrato di avere una prestanza e un’agilità fisica degna dei comici dell’arte (bravura che ha avuto modo di manifestarsi soprattutto in The Taming of the Shrew).

Ma la cosa ancor più meravigliosa, a di là delle emozioni regalate, è l’approccio degli stessi Propeller al teatro a colpire. Come dice Edward Hall, “amiamo recitare ovunque: incontrare pubblici diversi ci fa crescere come artisti e ci consente di condividere con un numero sempre maggiore di persone la grandezza di Shakespeare”. Ambasciatori di cultura, dunque. Cosa che, negli ultimi tempi, è più che ben accetta.

Serena





Per sapere di più sui Propeller:

*le immagini sono prese dal sito internet dei Propeller. Ogni diritto è riservato.


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