giovedì 28 novembre 2013

Rodin: il marmo, la vita.



Il marmo, la vita. Una definizione più azzeccata non potevano trovarla per presentare al pubblico questa incredibile mostra che, fino al 26 gennaio, anima la già di per sé spettacolare Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale.


 
 
 


Mi rendo conto che potrei non risultare del tutto imparziale nel dare un giudizio, visto che Auguste Rodin è il mio scultore preferito, ma non credo di esagerare dicendovi che questa rassegna nasce all'insegna della spettacolarità.
La meravigliosa Sala delle Cariatidi, al piano nobile del palazzo, emblema della fastosa ricchezza passata della vita governativa milanese e resa ancora più affascinante dallo stato di curata, apparente, decadenza in cui vive (per chi non lo sapesse, è stata danneggiata da un bombardamento anglo-americano nel 1943), congela l'attimo dell'ingresso: lo spettatore è immediatamente trasportato in una dimensione altra, antica, nobile, grazie alle luci basse e opache che intensificano l'imponenza delle sue sculture neoclassiche e delle enormi specchiere presenti, sulle quali si rendono ben visibili i segni del trascorrere di un tempo lento e polveroso. Ad amplificare questa sensazione, l'idea dell'allestimento scelta dai curatori: grandi impalcature rossastre, intramezzate da piani in legno di compensato, dalle quali pendono lunghi tendaggi bianchi, opachi, a ricordare l'ambiente del "cantiere" in cui gli scultori sono soliti lavorare con religiosa dedizione alle loro opere.
 
Le oltre 60 opere presenti in sala, fanno sì che questa sia la più completa rassegna mai allestita sui marmi di Rodin, "lo scultore che ha rivoluzionato la tradizione plastica moderna dopo Michelangelo". E di Michelangelo si sente assolutamente l'influenza, chiara, palpabile, materica, con quell'idea che il marmo sia il materiale più adatto a restituire la sensazione della carne, e al quale Rodin dedica più volte velati omaggi, come nel caso del marmo di apertura "L'uomo dal naso rotto".

La mostra, curata da Aline Magnien, conservatore capo del Musée Rodin di Parigi, in collaborazione con Flavio Arensi, deve il suo allestimento a una lunga attività di ricerca svolta dal museo parigino sulla bottega di Rodin, arrivando a riconoscere i singoli sbozzatori che hanno lavorato con il maestro durante la sua carriera artistica. Quello che vediamo qui, dunque, è il risultato di questo prezioso lavoro di analisi storica e critica.
 
Il percorso che ci viene presentato attraversa le varie fasi della produzione dello scultore, dalla fredda precisione d'inizio carriera allo sviluppo della tecnica del non-finito. Questa poetica dell'incompiuto di cui Rodin è maestro - e che lo renderà noto in tutto il mondo - dimostra l'interesse che egli nutre per la materia grezza stessa, dalla quale le sue figure sembrano prepotentemente emergere, come se fossero rinchiuse nel blocco, nell'attesa di essere liberate dalle mani esperte dello scultore; così facendo, il marmo si anima di vita nuova, in contrasto con la tradizione, che lo aveva consacrato all'immobilità.

Tra ritratti dedicati a personalità di spicco dell'epoca, raffigurazioni intime e sculture dal gusto finemente erotico, dunque, allo spettatore è dato l'immenso privilegio di toccare con mano la sensibilità di questo grande artista, definito numerose volte come un pittore smarrito nella scultura.
 

Vi invito dal più profondo del cuore a visitare questa mostra, a prescindere dalla passione che ciascuno di voi nutra per Auguste Rodin: non si tratta di una banale rassegna di marmi, quanto di un viaggio attraverso i sensi, alla ricerca della materia viva, pulsante, sensuale che l'apparente freddezza del marmo racchiude.

Serena



Allestimento: studio internazionale Bureau des Mésarchitectures - Didier Faustino.

Luci: Giambattista Buongiorno

Per ulteriori informazioni: http://www.mostrarodin.it/ 




 
 
 
 
 
 
 

Amore e Psiche



 
Il bacio



Paolo e Francesca tra le nuvole



La tempesta



La mano di Dio
Il segreto




Victor Hugo



Fugit amor
 
 
 
 
 
 
 

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