domenica 20 ottobre 2013

POLLOCK E GLI IRASCIBILI – LA SCUOLA DI NEW YORK


La mostra di Palazzo Reale

Milano, 19-10-13 ore 12.00






Con questa lettera ha inizio il mito del gruppo di artisti definiti Irascibles, guidati dalla figura di Jackson Pollock; il nome fu attribuito in seguito all’episodio di protesta contro il Metropolitan Museum of NY, che annuncia l’organizzazione dell’importante esposizione «American Painting Today – 1950», alla quale gli stessi firmatari della lettera non vengono invitati. In seguito fu scattata la celebre foto che ritrae tutti gli esponenti del movimento che a partire dagli anni Trenta avrebbero dedicato la loro arte al rifiuto di qualsiasi forma di realismo, seppur con declinazioni differenti, nel dar vita all’Espressionismo Astratto in America; la foto è  la medesima che apre la mostra di Palazzo Reale e che introduce la collezione proveniente dal Whitney Museum of American Art di New York.
"Quando sono dentro il mio quadro, non sono consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo una sorta di periodo di “familiarizzazione” vedo che cosa ho effettivamente realizzato." Pollock

Improvvisazione, istinto e uso estenuante del colore, la pittura del pensiero, questi sono gli elementi che accomunano le tele, spesso di grandi dimensioni, degli “Irascibili” di cui J. Pollock è il protagonista con l’opera Number 27, 1950. Essa è manifesto della rivoluzione stilistica e di linguaggio pittorico innovativo, la cui affermazione diventava necessaria, narrazione più eloquente, dell’epoca storica vissuta.

Jackson Pollock Number 27, 1950 Olio, smalto e pittura di alluminio su tela, 124,6 x 269,4 cm

Travolti dal colore che si mostra con forza espressiva, gli spettatori hanno la percezione di un’energia o di un’emozione inconscia che l’uso della tecnica del Dripping - letteralmente “gocciolio”- inaugurata dallo stesso Pollock, che fuoriesce violenta dai suoi quadri. Il genio di questo artista, incoraggiato da Peggy Guggenheim che ebbe un ruolo determinante per l’arte del Novecento, trae le proprie immagini dall'inconscio, così come i nativi le traggono dal "mondo primitivo degli spiriti".



Elegia per la Repubblica Spagnola n° 110, 1965-67

Franz Kline Mahoning, 1956 Olio e collage di carta su tela, 204,2 x 255,3 cm

La pittura diventa “mente che realizza se stessa nel colore e nello spazio”, come afferma un altro protagonista dell’Autunno Americano, Robert Motherwell; le sue tele sono enormi, popolate da forme nere, dalla pennellata intensa e nervosa, caratteristiche che lo avvicinano al pittore Franz Kline, anch’egli appartenente agli action painter per le sue pennellate intense e l’utilizzo prevalente del bianco e del nero, come se l’oscurità prevalesse sulle luce de colori pastello.


Helen Frankenthaler Blue Territory, 1955 Olio e smalto su tela, 291,6 x 150,3 cm
Seguono le tele di Helen Frankenthaler, fra le poche donne con Hedda Sterne a essere accettata fra gli Espressionisti Americani: esse sembrano quasi degli acquerelli dove i mondi di colore sembrano relazionarsi in uno stato di presenza/ assenza.
Ancora, i quadri influenzati dai Fauves francesi di Hans Hofmann, considerato iniziatore dell’espressionismo astratto, le cui macchie sparse senza ordine, ma in movimento, creano la poesia del colore.



Willem de Kooning
Landscape, Abstract, c. 1949
Olio su carta,
48,9 x 64,9 cm
Un’intera sala è dedicata all’espressionismo lirico di Willem de Kooning, che con l’opera Door to the River (non bene illuminata!) genera un espressionismo lirico, dove la passione per la gestualità e l’elemento fisico del paesaggio e della figura femminile sono elementi ricorrenti.

In fine, gli ultimi grandi ambienti sono rivolti a due importanti artisti che hanno avuto ciascuno un ruolo particolare all’interno del movimento degli “Irascibles”: Robert Newman che, negli anni trenta dipinse le sue prime opere in stile espressionista; deluso dai risultati, si avvicinò al surrealismo diventandone il teorico. Egli esprimeva la sua arte attraverso linee e forme monocrome, interventi precisi; aree di colore separate da linee verticali, chiamate “zips”, inserirono l’esperienza di Newman nel contesto della successiva corrente minimalista.


Barnett Newman The Promise, 1949 Olio su tela, 130,8 x 173 cm

Tra altri artisti di New York, incontriamo Mark Rothko, secondo protagonista della sala e ultimo esponente della corrente: i suoi capolavori sono tele di colore puro, pennellate estese di colore.

Mark Rothko
Untitled (Blue, Yellow, Green on Red), 1954
Olio su tela,
197,5 x 166,4 cm



“…Una forma di cancellazione di sé, e al tempo stesso di autoanalisi, con cui l’uomo può, almeno per un istante, sfuggire al proprio destino…”. In tal modo Rothko parla dell’arte che si realizza in quel momento scaturito dalla visione di se stessi nel quadro come “specchio contemplativo”.

Con la ricerca del dialogo, nell’esperienza del volgere uno sguardo attento al quadro, termina il mio vagabondare tra le sale; ciò che rimane sono visioni limpide di macchie e fuochi impressi sulle tele. Le tinte e i tratti a volte furiosi, altre delicati, hanno potere di fascinazione e di rapimento: sconvolgono per la loro eloquenza silenziosa e per la violenza che a quel silenzio si unisce nel divenire impressione e immediatamente realtà.
La vita e l’opera di Pollock, de Kooning, Motherwell e tutti gli altri di cui avrei desiderato parlare si fondono e giungono a realizzare l’obiettivo di divenire racconto e testimonianza di un’epoca, di un disagio, di emozioni. 


“A painting is not about an experience. It is an experience" Rothko




Giulia

1 commento: